lunedì 19 maggio 2014

Sulle prossime elezioni

Infuria la polemica intorno alla politica. Venti di tempesta si abbattono attraverso tutti i sistemi di comunicazione. Manca solo che ti telefonino nel cuore della notte. Lo sport preferito soprattutto da parte dei più colossali cialtroni che sono di recente apparsi sulla scena è quello di fare a gara su chi le spara più grosse contro i rappresentanti delle massime istituzioni della Stato. Le quali, al momento, con rara signorilità, tengono il piede fermo sulla staffa. Tanto di cappello. A questo si aggiungono trasmissioni radiofoniche che, non evidenziando per  nostra fortuna i volti dei conduttori, danno l’assalto al buon senso, intervistando personaggi così squallidi che persino l’intervistatore sembra intelligente; anche quando, cercando di fare dell’ironia, suggerisce le risposte più assurde. Per fare ironia, per suscitare il sorriso è indispensabile essere intelligenti. Qui, al momento, l’intelligenza, il buon gusto, l’educazione sono state licenziate in tronco. Quello che assolutamente latita è una, dicesi una, proposta politica. Da “polis e tecne”. Vale a dire l’arte di – amministrare - la polis. Quello che il popolo non capisce è gravissimo! Non distingue tra le parole e tra gli urli di imbonitori falliti come attori, caduti in disgrazie come politici, istigatori del nulla. Io non rimpiango niente! Né tempi né politiche del passato. Se siamo a questo punto lo dobbiamo proprio ai tempi passati dove più che costruire seguendo un progetto, un piano che tendesse ad un beneficio comune, siamo andati alla ventura trascinati ed obbedienti ad interessi di privati o di altri Stati ai quali abbiamo supinamente prostrato la nostra
dipendenza.
In un quadro così drammatico, a cui fanno da contorno, fortunatamente solo per adesso e fuori dai nostri confini, movimenti che sventolano bandiere religiose, certissimi che il loro  inesistente Dio è lontano anni luce dai loro propositi, influiscono e determinano nel presente dipendenze economiche in grado di gettare interi popoli nella miseria più insensata. E’ già accaduto nella storia. E se non fosse che un gruppo di nazioni  europee è unita almeno dal valore di una singola moneta, ci staremo già azzannando come una volta. Ma ignari o ben coscienti di tutto ciò gruppi cosiddetti politici sbraitano contro questa sola ancora di salvataggio: spinti da una assoluta idiozia, e da qualche interesse internazionale che vede in questa unione monetaria un ostacolo alle loro nuove conquiste. Cecità e delinquenze assolute! 
Tra qualche giorno io andrò a votare. Molti si rifiuteranno di farlo commettendo un gravissimo errore. Su questo non ci sono dubbi, coloro che rifiutano di votare sono liberi di farlo, così che i falchi futuri saranno liberi di sbranarli. Certo in assenza dell’opportunità di un singolo accettabile suggerimento il mio voto sarà a sinistra, dove almeno mi illudo di vedere ardere una piccola luce. Poi, vedremo.