giovedì 22 maggio 2014

Ricostruzione storiche, Eugenio Pacelli

Annibale, re dei cartaginesi, morì per colpa di un terribile mal di pancia: aveva mangiato una confezione di datteri senza controllare sul pacchetto la data di scadenza. Giulio Cesare chiese che ore fossero ed il giovane Bruto,  guardato il suo nuovo Rolex, gli suggerì di trarre il dado e attraversare con una canoa  diesel il Rubicone. Sissi, la più raccontata delle Imperatrici, mise un paio di jeans non di produzione austriaca e generò una protesta sindacale in Pannonia  … Potremmo continuare così dopo aver visto martedì scorso su Rai Premium la ricostruzione della vita di Eugenio Pacelli, Papa Pio XII. Di solito quando vedo programmate queste fiction, sollecitato dal resto della famiglia, cambio subito canale, perché non voglio fare la fine del succitato Annibale! Però, qui c’era il bravissimo Remo Girone nella parte di Eugenio Pacelli. Inoltre la sua storia con la suora Pascalina era, fin dall’inizio, talmente sottolineata che mi aspettavo da un momento all’altro, almeno, un bacetto! Invece niente! Solo colpi d’occhio all’ottimo Girone da parte dell’attrice che interpretava questo personaggio, tali da far venire orgasmi a ripetizione. Se non mi sono addormentato nel frattempo, non mi è parso di scorgere durante tutto il filmato, l’ombra di un fascista. Invece sottolineati e centralizzati gli scontri - incontri con il nazismo, che forse almeno all’inizio, e non solo, pare non gli fosse del tutto antipatico. Non credo che storicamente nessuno potesse pretendere, oggi, che Eugenio Pacelli, allora, salisse da solo sulla croce per far capire al mondo da che parte stava la Chiesa cattolica, o lui stesso. Ma, beatificazioni a parte, che, oggi, in una ricostruzione laica e storica di quei tempi terribili, si aderisca il più possibile a quanto si sappia oggi sia avvenuto realmente, è almeno auspicabile. Che poi, come è stato smentito più volte, sia stato il medico di Papa Ratti, su ordine di Mussolini, tal professor Petacci, babbo della Claretta, ad affrettarne la morte per impedire la pubblicazione della famosa Enciclica contro il nazifascismo, mi interessa assai meno che vedere la famosa Pascalina assistere attivamente alla scrittura proprio di quella Enciclica, sotto la guida di Pacelli, per essere sottoposta all’approvazione di Pio XI.. I padri gesuiti Jean Lapage, francese e Gustav Gunpach, tedesco, chiamati da Papa Ratti per redigere questo testo  si saranno fatti una bella risata nelle rispettive tombe! Ora, non so a chi, e non m’interessa sapere, a chi interessa falsificare a tal punto la storia, fintanto che ci sia qualcuno che ne ha documentazioni e visioni diverse, tali da irriderne la ricostruzione. Ma visto che della storia se ne fa spettacolo, nonostante  tali fondamentali protagonisti, almeno rasentare la verità dando anche agli interpreti dei comprimari, ambasciatori e ricche signore, una parvenza di professionalità interpretativa, non sarebbe un’idea malvagia.
·       Si sa che nella nostra forma italica di spettacolo quello che interessa è la bravura del capo-comico, Remo Girone in questo caso da applaudire, il resto degli attori possono benissimo essere macchiette qualsiasi. Basta che, se tedeschi abbiano gli occhi azzurri, se americane siano truccate come delle maitresse … La scena finale della jeep dell’esercito americano che si ferma in Piazza San Pietro, ad indicare il passato pericolo è di una triste banalità.
·       In compenso ricordo una copertina de “La Domenica del Corriere” che mostrava, con un disegno di Walter Molino, un Pio XII a colloquio con il fantasma di Gesù Cristo, nei Giardini Vaticani.
E questa se la sono persa, o non hanno avuto il coraggio di ricostruirla!!