sabato 17 maggio 2014

Ignoranti divini


Ignoranti divini

In tutte le correnti religiose, dei tempi passati e dei nostri tempi, si fa riferimento a questa o quella citazione sia che si dica provenga dalla bocca di un profeta o che, addirittura, la si faccia venire dalla bocca di un dio. Qualche volta se ne indica la provenienza con tanto di riferimento ad una riga o ad un versetto di un certo testo, per l’appunto, sacro. Se poi uno si prende la briga di andare a controllare, verifica semplicemente che quella citazione va integrata in altro e più vasto ragionamento per cui il senso che gli si è voluto dare inizialmente ne viene sfalsato completamente. Ma intanto nessuno va mai a verificare; per cui, quella citazione, viene assorbita così com’è, tanto che in certi casi diventa vessillo delle peggiori malefatte. Una per tutte, tra le più famose, quella del dare a Cesare quel che è di Cesare e dare a … Mi piacerebbe avere la possibilità di condurre una indagine, scientificamente corretta, per valutare la conoscenza, o al limite, l’avvenuta lettura, e magari la comprensione,  del Vecchio Testamento e del Nuovo, come del Corano o dei Veda, da parte dei fedeli più determinati credenti ed oranti. In effetti  è stato detto sempre che non era necessario approfondirne personalmente la conoscenza, la cui divulgazione era da sempre affidata solo ad interpreti autorizzati, i relativi sacerdoti. Addirittura in certe epoche ed in certe religioni,  è stata proibita la individuale lettura di un determinato testo. Il risultato è stato quello di insegnare a masse incredibili di persone le cose più strane del mondo, viste soprattutto in una chiave di ritorno economico per la classe docente. Non perdo certo una parola per accennare alla simonia! A cui va per altro il merito, laico, di aver riempito tante piazze e paesi di straordinarie opere d’arte, meritorie oltre che di eventuali paradisi per gli autori, anche dell’ammirazione futura per la loro bellezza. Mi diverte solo ricordare la sorpresa di un mio amico che ricevette una richiesta di denaro da una Curia Arcivescovile della sua Provincia, a fronte di un determinato reddito di un terreno. Scoprì così che un suo nonno, in punto di morte, in cambio di una particolare benedizione, aveva attribuito ad una parrocchia, di quella Curia, un lascito perenne sul reddito di una particolare uliveto! La reazione del mio amico fu quella di riempire un foglio protocollo di male parole e spedirlo a chi di dovere. Probabilmente da quella Curia, oggi, si era adottata la filosofia del “la va o la spacca!” oppure “del tentar non nuoce”. Fin qui, un male minore. Diventa un male assoluto quando, urlando un “ Dio lo vuole”, si commettono soprusi e violazioni di tutti i tipi, costringendo intere popolazioni ad adottare costumi e praticare ritualità offensive della comune intelligenza umana, se non addirittura privando della vita i dissidenti, senza alcun riguardo per ogni singola eventuale debolezza.
D’altro canto organizzazioni che niente hanno a che vedere con una particolare credenza e che, anzi si dicono rispettose di qualsiasi fede, se ne stanno in disparte e non intervengono come dovrebbero, invitando perentoriamente questo o quel governo al rispetto della libertà dei propri cittadini. L’amarezza più totale nasce quando ci si rende conto che tali irrinunciabili interventi son frenati da interessi di scambi commerciali di altissimo reddito.

Questa mia riflessione sull’oggi non cambierà d’un grammo la situazione che abbiamo sotto gli occhi, né il fatto che io possa mettere per scritto ciò che io e qualche amico sappiamo e pensiamo, aiuterà l’umanità a reagire congiuntamente. Sono le massime autorità religiose che debbono scendere dai loro troni dorati e cominciare a suggerire verità diverse. Sono convinto che, se non altro perché vedranno sensibilmente diminuire gli oboli abituali, cominceranno, prima o poi, a rendersi conto delle loro responsabilità. Come? Quando? Già da adesso, piano piano. Così come, sembra che il diluvio universale cominciasse con una leggera pioggerella!