sabato 29 marzo 2014

Meritati applausi


Applausi

a non finire! Tanti, tantissimi applausi. E’ cominciata così una mattinata: molti applausi tributati da chi aveva poco prima ricevuto qualche bello schiaffone. Tutti contenti; perché finalmente sono stati mandati all’inferno, sia quelli vivi che quelli non più vivi. Anche se, tra gli uni e gli altri, qualcuno, forse, si è salvato!
Si può e si deve giudicare il giudice, chiedendoci a quale legge fa riferimento il suo tribunale. Mi pongo questa domanda perché da quello stesso tribunale non viene scacciato chi, in un lunghissimo passato ed in un attualissimo presente, si è comportato peggio del peggio, addirittura ha fatto scuola agli attuali cattivacci. Insomma, diceva il Grande “chi è senza peccato scagli la prima pietra!”. Il giudice, di per se forse innocente, in questo caso ha peccato di mancanza di memoria. Quesito: corrompe più il denaro o una  promessa, che non è dimostrabile nella sua realizzazione? Qui non è una questione di un “do ut des”. Il fatto è l’aver tratto, forse, in inganno interi popoli, in tutti i più sofisticati modi possibili, in piena coscienza di ciò che si stava facendo, utilizzando una fantastica immaginazione, raccomandando loro di essere … senza, mai neppure un attimo, esserlo loro., al limite solo per salvare la faccia.

Essere, cosa? Ma, buoni, ultimi, umili, porgitori di altra guancia, elemosinieri elargitori di immense ricchezze in cambio di perdoni, salvezze eterne e via elencando … promettendo, ne più ne meno, che il regno dei cieli. Mai felicità e conoscenza su questa terra. Nel frattempo, a partire dall’inizio, quando ancora nessuno osava esprimere una critica che avrebbe comportato una scomunica o il rogo, si costruivano e si realizzavano in onore della vasta famiglia divina, palazzi, chiese ed opere d’arte di magnificente bellezza. Meno male. E loro, ieri, gli schiaffeggiati? Niente, tutti zitti con la coda tra le gambe, pronti all’applauso. Riconoscenti per aver preso per ora solo un paio di ciaffoni. Il giudizio finale, così gli è sempre stato detto, ed a loro fa comodo crederci, non è di questa terra. L’inferno, come si sa, può attendere! O, era il paradiso che poteva attendere?!