martedì 18 marzo 2014

Della gelosia

Forse, ma non è detto, la parola “ gelosia” nasce dalla parola greca “zelos”: Ad orecchio, in italiano, “zelo” come ordine, precisione etc. Poi degenera e va ad indicare un sentimento che sta tra l’invidia e la paura: la paura che qualcuno si prenda qualcosa che ti appartiene, oppure che una cosa che tu pensi appartenga a te in esclusiva, dimostra in realtà di essere e di concedersi ad altri proprietari. L’invidia verso chi  possiede una cosa che credevo fosse mia. Finché si tratta di una “cosa”, resto indifferente. Certo che se un qualcuno si appropria della mia stilografica preferita oppure abbia successo con un qualcosa inventata da me, può suscitarmi una forma di gelosia che nasce dalla paura di perdere una cosa mia. Una cosa. Normalmente le cose non decidono per conto proprio. Sono lì, eredi indifese da qualsiasi mariuolo! In realtà quando si usa la parola “gelosia” con tutti gli annessi e connessi ci si riferisce ad un modo di interpretare una realtà che ci appare  di colpo diversa, oppure che sorge lentamente e di cui non si sospettava l’esistenza. Come accennavo prima: gelosia come sentimento che procura stati dolorosi, di ansia, di timore, ed in molti casi umani, di assoluta rabbia. Quando è così può sfociare in atti di inaudita violenza. Per esempio: due persone si dichiarano reciproco amore. Si amano e vivono felicemente insieme completandosi nella vita di tutti i giorni, dandosi piacere e felicità. Uno dei due trasgredisce la sua abituale e felice dedizione di fiducia e intraprende una relazione fisica o spirituale con un'altra persona. Distinguo volutamente i due tipi di rapporto. Sulla relazione fisica non c’è bisogno di approfondimenti. Su quella spirituale o meglio intellettuale forse si! Una relazione di questo tipo  è al di là ed al di fuori di un piacere carnale, è, o potrebbe essere e divenire, un profondo completamento della propria intellettualità. Uno od una si trova talmente a suo agio con l’altro o l’altra che la sua voce, la sua cultura, le sue curiosità diventano parte integrante del proprio essere, al punto che la propria personalità così attratta, cresce e si modifica fino a che nel compagno/a, abitualmente convivente, possa far nascere un dubbio! Il dubbio è una collinetta di pensieri che si trasforma rapidamente in montagna, in catena di monti di proporzioni alpine! Si può essere più gelosi di un contatto fisico o di una simbiosi intellettuale? Andiamo oltre questa domanda pericolosa! In tutti e due i casi si terremota una relazione ed uno/a dei due finisce per soffrirne. Fino a che punto?! Anche a questa domanda non si risponde qui! Desidero invece riflettere sul fatto che chi dei due soffre anziché lanciarsi in una indagine per approfondire la sua sofferenza e quindi per perderne il senno, riconsideri attentamente la qualità e quantità del suo sentimento. E’ facile confondersi nell’innamorarsi, nel sentirsi innamorato, e nel credere che da una gioiosa infatuazione nasca un sentimento così profondo che escluda la curiosità di un altro conoscere, di un altro cercare Ci sono casi in cui si può decidere che delle altrui curiosità non  importi un bel nulla, sia di un fatto fisico che di un rapporto intellettuale. Qui il gioco si chiude con un “ ognuno di noi è libero di fare ciò che vuole”. L’importante è che la vita continui, magari solo per l’apparenza. Se invece il suo amare ne è colpito,  si domandi che tipo di amore sia il suo. Se egli/ella ama totalmente l’altro/a non ha, secondo me che una scelta, lasciare libera/a la persona che ama così che possa decidere, senza costrizioni di sorta, della propria vita. Se egli/ella sentirà più forte il sentimento verso la sua abituale compagnia, sarà lei/lui a decidere di se stesso/a;  e, nel caso in cui decida di fare qualche passo indietro, starà a chi ne ha sofferto rivalutare con profondità i suoi sentimenti e decidere se riprendere o no il cammino interrotto
E la gelosia?
Con intelligenza, non va coltivata, non va riconosciuta, all’apparire va rinnegata: con essa e le sue peggiori espressioni, non si costruisce niente! Essa non è altro che una dimostrazione di insicurezza totale di se stesso, da parte di chi se ne sente investito: è un non capire quale tipo di mancanza affettiva o intellettuale  l’altra parte abbia rilevato, cercando di trovarne altrove; e se a  questo vuoto, questa mancanza può in qualche modo porre riparo. In definitiva è un non capire da cosa sia nato il suo amore, cosa sia l’amare, avendolo rapidamente e stupidamente confuso con il possesso.  A tal punto  che se, e caso mai, si trasformasse in violenza altro non sarebbe che la plateale manifestazione di una profonda incapacità di amare e di capire cosa voglia dire amare realmente. Chi sente in se stesso, con onestà, questa incapacità di amare, che non ha niente a che vedere con il concetto espresso dalla parola “perdono”, si rassegni alla propria  povertà di comprensione cercando di trarre  insegnamenti più profondi dalla vita. E, soprattutto, non imbrogli né se stesso né altri.