lunedì 28 ottobre 2013

una memoria per Luigi Magni

Ricordando Luigi Magni

“ Stamo sempre nelle mani sue!” Queste le ultime parole che Luigi Magni mette in bocca ad uno splendido Nino Manfredi nel film “ In nome del Papa Re” (1976). Un grande regista, Luigi Magni, che per definire la sua città, Roma, diceva che essa non era una città ma un sentimento!
Sentimento che ha espresso magnificamente nei suoi film ed in particolare in questo che racconta la storia vera dell’ultima condanna a morte (1867) di due ribelli al potere temporale, alla dittatura del Papa Pio IX. In piazza del Popolo, a Roma, una lapide ricorda  l’assassinio per decapitazione di due giovani, Monti e Tognetti. Manfredi interpreta la parte di un cardinale che, presidente del tribunale ecclesiastico, tenta di difendere gli imputati, Monti e Tognetti, più un terzo, Costa, che nel romanzare la storia viene descritto come suo figlio, generato durante il ’48, quando un primo fuoco rivoluzionario agitò le coscienze. Nel film di Magni, recitano attori di una bravura unica, e quasi più di tutti, un Salvo Randone, nella parte di uno spietato “papa nero”, grande capo dei gesuiti. Randone esprime più che con le parole, con una mimica straordinaria tutta l’ipocrisia del suo ruolo. Luigi Magni, a 85 anni, è morto a Roma.
“Stamo sempre nelle mani sue”
Non si può, io credo, non vedere nell’opera di Magni una particolare, affettuosa e triste lettura del presente. La rete televisiva La 7 ha trasmesso nel pomeriggio di oggi, in memoria di Magni, questo bellissimo film. Nel rivederlo, con commozione, pensavo che, in fondo, non sono passati molti anni dalla seconda metà del 1800. Mi è tornata in mente la lapide di Piazza del Popolo a Roma, che oggi ricorda la spietatezza di quel tribunale che diceva di agire in nome di Dio.  Quanti “perdono” la chiesa cattolica ha dovuto pronunciare per mettersi al passo del presente; a quanti ancora ne dovrà urlare al mondo per rendersi, oggi, credibile. Osservo con  il massimo rispetto l’attuale pontefice, ascolto con attenzione le sue parole pubbliche e, quando capita, leggo delle sue decisioni. Il tutto, se mi è permesso, con la più atea della mia capacità di comprensione. Fino a poco tempo fa dicevo che se a qualcuno, in Vaticano, fosse capitato di  inciampare in un Vangelo, magari in quello di Matteo, gli sarebbe presa  una crisi di nervi! Ho avuto nella mia vita l’occasione di avere un colloquio con un personaggio laico in Vaticano: scale, corridoi, uffici di grande ricchezza, splendore e gentilezza di accoglienza. Stavo camminando sui luoghi della storia. Ma quanti ne conoscono a fondo la storia? Ed attraverso questa storia ne disegnano il presente ed il futuro? Come potrà un solo uomo, che per altro pare, non solo, abbia avuto il coraggio di chiamarsi Francesco, ma anche di esserlo, o almeno, di tentare di esserlo, far dimenticare secoli di storia, compreso un ombroso presente? Eppure i cattolici e con essi i cristiani, a cui aggiungo quasi tutti i seguaci di tante religioni nate da straordinarie intuizioni filosofiche, che dicevano di perseguire il benessere dell’umanità, pur avendo in mano i suggerimenti fondamentali per conseguire i loro fini, li hanno trasformato in strumenti di guerra, di povertà e di menzogna. Come diceva il personaggio di Manfredi alla fine del film: Stamo sempre nelle mani sue!
Già, ma dove sono le sue mani?!