mercoledì 16 luglio 2014

Onoranze funebri

Nell’arco di pochi mesi mi è capitato di assistere per due volte ad onoranze funebri. La mia presenza era dovuta alla grande amicizia sia con chi veniva onorato sia con i membri delle due famiglie in lutto. Due diverse Chiese, due “curiosi” sacerdoti di fede cattolica, cosa che io non sono da moltissimi anni! Cattolico, dicevo, quanto a curiosità ne ho da vendere. Tuttavia credo di essere e di stare molto attento alle cose religiose che vengono dette:                      alle preghiere, ai canti, a tutto quello che concerne il pensiero di chi celebra funzioni funebri, e non. Questo mio interesse, non solo per una determinata ritualità, si espande a tutte le forme di religione. In se, considero la religione come un capitolo importante della storia del pensiero umano e della sua evoluzione. Mi chiedevo proprio stamani se i famigliari più stretti della persona defunta accettassero e condividessero i ragionamenti che sentivo fare, oppure, chiusi nel loro dolore, non dessero a quelle parole il minimo ascolto. Spero per loro che quest’ultima ipotesi corrisponda al vero. Forse era meglio quando certe preghiere venivano recitate in latino ed il più delle volte erano così biascicate da   risultare incomprensibili.
“ Dio, ricorda….” Dio, ricorda?! Come si può pensare che, se il loro Dio è quello che loro dicono che sia, Lui possa accettare che qualcuno gli ricordi qualcosa?! Magari lo immaginano che stia battendo una mano sulla fronte, mentre sussurra un grazie, perché se ne stava dimenticando. Oppure, parlando di Maria la definisce “ beata e sempre vergine”. Come “sempre”?! Tralascio ogni altro commento per non cadere nelle più semplici banalità. Pronuncia, questo sacerdote, il nome della defunta, dicendo che in quel momento arrivava alle porte del paradiso accompagnata dagli angeli del signore… Ovvai! La decisione del viaggio e della destinazione è stata presa in parrocchia… Ma, no! Sono parole semplici, pronunciate per gente semplice. Mi domando perché complicarsi la vita inventandosi schiere di angeli, porte d’oro paradisiache con annessi e connessi. Tra l’altro in venticinque minuti e più di predica, m’è parso che dopo aver parlato di resurrezione di corpi, anche qui con annessi e connessi, sia stata pronunciata una sola volta la parola “anima”. Troppo concettuale. Il perché della benedizione finale con triplice scampanellio ed il getto del fumo dell’incenso su tutti i lati del sarcofago, mi ha gettato nello sconforto! Della defunta, del dolore di una agonia durata un anno e mezzo, dell’ansia terribile dei figli, dei nipoti, del terrore nella visione del progressivo infame decadimento fisico e del dolore della malattia, della loro mamma, non una parola. Molte invece sulla presa di coscienza del fatto che vivendo siamo destinati a morire … e che per questo viviamo, per avere una vita eterna e piena di felicità. Praticamente uno spreco pazzesco! Valeva la pena farci felici subito, senza la tortura della nascita, della vita e della morte.
Già, con la morte si raggiunge la felicità eterna!  Sul termine “felicità” avrei in questo caso delle obiezioni da proporre in termini di quantità ed intensità. Dulcis in fundo ( io, lo dico in latino!) racconta una sorta di metafora, contestabile anche nelle virgole e sui puntini delle i, dicendo che quanto sta per dire è dovuto al fatto che … “se è vero che la curiosità è femmina, purtroppo anche lui che è prete ogni tanto vi cede” E racconta la storielle di due gemelli nell pancia della mamma che si chiedono se la mamma esiste o no, con ragionamenti che solo una volta fossero nati e cresciuti sarebbero stati possibili. Sul loro babbo nessun pensiero o dubbio!! Un raccontino stupido e sotto certi aspetti offensivo.
Per la raccolta delle elemosine ne indica la destinazione alla Caritas …immancabile!
Se non fosse che la morte di due persone care ti riempie di così tanta tristezza  sarebbe stato il caso, in tutti e due questi episodi, di fare con questi  preti colossali litigate!! Dovrebbero essere controllati nel loro pensare e dire da una autorità superiore per non trasformare costose funzioni in assurde e banali chiacchiere. Questo se i loro superiori fossero in grado di…!
Provvederò, per quanto mi riguarda, a lasciare particolareggiate disposizioni, caso mai mi toccasse, dopo morto, risentire certi “curiosi” discorsi.

Trovo che sia particolarmente amaro per chi resta sentire parole senza alcun senso rispetto alla fine di una vita.