lunedì 28 luglio 2014

Cristiani, Ebrei, Islamici

Cristiani, ebrei ed islamici, ed altri.

I tre grandi gruppi umani monoteisti. In ordine cronologico avrei dovuto scrivere: ebrei, cristiani ed islamici. Ai fini della loro fede in un unico Dio la cosa non cambia molto. Induisti, taoisti e buddisti fanno invece parte di un’altra categoria di credenti dove  filosofia e religione si intersecano formando una rete dai colori vivaci. A questi vanno aggiunti, sparsi qua e la nel globo, i cosiddetti animisti. Etiche, morali, ritualità espressive con qualche variazione stilistica e abbastanza somiglianti. Assoluta estraneità alla realtà della vita, nella sua logica naturale, quasi per tutti. Così come, per tutti, la speranza di una vita al di là della vita, con tutte le annessioni possibili ad una invocazione alla non felicità, su questa stessa vita nelle sua durata terrena. Fatta eccezione per il gruppo orientale, i nostri di origine mediterranea, hanno un libro sacro che impongono sia dettato dallo stesso loro Dio.
Gli induisti, pragmatici e dediti alla contemplazione della natura, si sono scritti un libro, forse cosiddetto sacro, dal titolo, tradotto “Accanto a me” –Upanisad. … più tanti altri, in cui filosofia e preghiera, convivono.Tutte queste forme di interpretazione della natura attraverso una lente che risale ad un unico creatore, nelle intenzioni, sono predicatrici di vita umana intinta nella pace nelle varie rappresentazioni dell’umanità.
Nella pratica, orami millenaria, ognuna di esse crede di essere apportatrici di una unica e sola verità. Questa ha spinto ogni gruppo umano ritenesse di essere possessore di una assoluta verità, ad essere interprete e portatore di una unica protezione divina e con questa,  ha sempre tentato d’imporla, volenti e nolenti, a tutti. E, quando questa accettazione non fosse fatta spontaneamente,  si è dovuto farla accettare a fil di spada, per il bene di ogni anima. E’ stato dimostrato, nella storia, come qualsivoglia portatore di spada che abbia  sciabolato un credente di un'altra fede, non credeva affatto in colui al quale si auto proclamava fedele, ma credeva solo nell’utile economico di tale conquista: ricchezza, territorio, schiavitù! In sostanza, ad eccezione di rarissimi personaggi degni di una specifica quanto bonaria  ed affettuosa indagine psicologica, risultano essere due i trampolini da cui si diparte gran parte dei fedeli: uno, la paura dell’al di là; due una perfetta forma di, più o meno cosciente, ipocrisia. Nessuna delle due di facile debellamento. Della prima solo l’approfondimento della conoscenza scientifica della nostra Terra e dell’insieme dell’Universo, può far aprire gli occhi sull’essenza della vita, qui ed altrove. Della seconda, solo una diversa valutazione economica del nostro vivere può mitigare la grande ipocrisia regnante. Abbandonare molti concetti che hanno animato la società umana, e tra questi lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo, e quindi una produzione di beni che tenda ad una equa distribuzione delle ricchezze che provengono  sia da un uso calibrato della natura, sia dalle genialità dell’uomo stesso, cioè dalle sua capacità di creare benessere che, per essere tale, debba tendere all’universalità equanime di utilizzo. Il tutto dovrà avvenire non attraverso una rivoluzione più o meno cruenta. George Orwell ne ha già indicato, molti anni fa i limiti, parafrasando le tante rivoluzioni umane che non hanno portato, se non in minissima parte, un qualche beneficio. Non è pensabile che possa accadere per l’intervento di una delle grandi interpretazioni di un qualche Dio: se così fosse, ci sarebbe da chiedersi dove era andato a finire, questo Dio, mentre i suoi ed i loro nemici, in questi ultimi millenni, si sbranavano allegramente.
Mi appare una unica soluzione, purtroppo, lentissima: una comune presa di coscienza di ogni essere umano, che li conduca oltre il regno della ipocrisia e li avvii sulla strada, iniziata dalla ricerca scientifica, che porta ad una valutazione salutare della realtà in cui la natura vive.
Quanto tempo ci vorrà?! Un po’ meno di una eternità, spero! Anche qui si corre il rischio che i tempi si riducano per difetto improvviso di esseri umani, cancellati, i più, da una bella e devastante terza guerra mondiale.
In un futuro cosciente le tante fedi religiose che, pur aiutando l’umanità a perdere una parte della propria ferinità, non sono riuscite a rendere felicemente abitabile questo pianeta, che fine faranno? Immaginandomi di essere vivo allora ne leggerò le gesta in un libro, molto educativo, di mitologia. Un sogno?

A questo proposito: quod autem somnia pondus habent? An habent et somnia pondus … ( Ovidio. Le Metamorfosi. Trad. V.Sermonti. ed. Rizzoli)