domenica 12 gennaio 2014

obiettivo: dire di no!

Obiettivo: dire di no!

Mi piacerebbe poter chiedere ad un assassino se fosse stato cosciente o no dell’omicidio mentre lo commetteva, oppure  prima o dopo di commetterlo. Se è un assassino “onesto” dirà che era cosciente di ciò che faceva, o progettava o aveva fatto. Se apparentemente pentito, risponderà mettendo in campo tutte le fresche frasche possibili: vendetta, gelosia, passione, potere, denaro e chi più ne ha più ne metta. Tutte utili a chi ne prende le difese, ed a lui per farsi  credere povero innocente. Sia che la vittima sia una o le vittime siano milioni, in caso di guerre, comunque e mai giustificabili. Dopo gli chiederei se era al corrente del fatto che l’uccidere è vietato fin dai tempi di Caino.
A cosa serve vietare? E’ molto più facile vietare che educare!
Educare, quasi che questa parola fosse una sintesi di un pensiero che volesse significare un condurre dall’ esterno, un “ducere”, come “condurre”, ma “e”, dal di fuori. Senza l’imposizione di dover dimostrare a parole l’aver capito, Questo perché non basta dire di aver capito.
Per fare una operazione del genere, che abbia cioè questa filosofia interna, bisogna necessariamente che il docente abbia una visione panoramica del sapere, vivendolo ma stando al di sopra della propria specifica materia in cui ha approfondito la propria conoscenza e della quale si rende docente.
Trattasi di un famoso chirurgo, di un’ acclamato urbanista, di un artigiano al limite dell’artista, di un uomo qualunque … non è più possibile che  sia chi pensa di essere se non è stato incuriosito dalle mille strade della conoscenza, e ne ha percorse tante, anzi tantissime: e, magari ne è stato illuminato.
Come può un medico curare un malato se  conosce solo di medicina, e non di storia della medicina, di filosofia, di storia delle religioni, di musica,  e già che ci siamo di anatomia, di psicologia … volendo anche di botanica e di archeo-paleontologia! Un architetto … progettare una casa se non sa … anche di matematica, di edilizia, ancora di musica, di storia dell’ uomo e della sua evoluzione, di sociologia e, già che c’è, anche,di tecnica di costruzione!  Lo stesso dicasi per un impiegato di banca, per un funzionario della Posta, persone che devono ascoltare, capire chi non sa esprimersi correttamente, chi chiede una cosa ma in realtà forse ne vuole un’altra. Come può un giovane o una giovane affrontare il proprio innamorarsi, senza sapere, oltre a tutto quello su elencato, anche la storia dell’amore e dell’amare?! Che, al di là dei sensi, non sia in grado di interrogarsi.
Uno dice: la scuola: come se la scuola non fosse che una trasfusione di sapere nelle vene, come un travaso di sangue! La scuola ti da se te le dai! Al limite ti prepara ad essere. Sta a chi ascolta l’imparare. Certo che non deve essere impregnata di un unico sapere, di una conoscenza basata, quando va bene, sui sogni, le illusioni o come spesso capita sull’inganno. Le sue pareti devono essere bianche, senza orpelli, senza violenze e imposizioni ideologiche. Dov’è, questa scuola?
Direi, dentro di noi, nella nostra capacità di dire di no, ai luoghi comuni, alle frittate già cotte e mangiate, alla pigrizia del  conoscere. Anche se per questo occorreranno secoli di libertà. Io lo so! Ci siamo vicini!