martedì 22 aprile 2014



L’età giusta per una bella scoperta! ( da una riflessione di Alberto Forchielli)

Non lo ricordo con esattezza anche se, per me, data l’età che ho, dovrebbe essere  più facile ricordare il passato remoto che non un passato, purtroppo nemmeno tanto recente! So per certo che non è mai stata una materia trattata a scuola. Né, penso, lo sia ora. Da crederci o no, da sempre ho pensato che, insieme ad altri sbagli, il non trattare a fondo tale materia,  sia stato e sia  un grossolano e pesante errore. Più o meno a diciotto anni sono uscito dal liceo classico. Avevo una straordinaria infarinatura su buona parte dello scibile, ma quello che scoprii quell’estate fu la conclusione felice di tante dicerie, di tante chiacchiere, di tante barzellette e pessime informazioni, su cui qualcuno mi stava erigendo monumentali  sensi di colpa. Meno male che li rifiutavo in partenza! Tant’è che non peggiorai la mia miopia! Cosa accadde quell’estate non lo racconto, anche se, quella vicenda, la ricordo nei minimi particolari: probabilmente perché me la sono rivissuta una infinità di volte. Come ci arrivai? Più che altro per sentito dire! E poi prosegui per quella strada, di vicenda in vicenda, senza, se non nel tempo, averne cognizione di causa! Mi domandavo allora e mi domando oggi: perché non se ne insegna a scuola, per classi e livelli di studio, sempre più approfonditi,  i molteplici evolversi dell’ “oggetto” di cui sto parlando!
Dell’amore, dell’amare e del sesso!
Su Garibaldi, Manzoni e Torquato Tasso, come sugli angoli retti o isosceli e così sui fiumi ed i monti della terra, siamo debitamente edotti, ma su come e cosa porta gli umani ad innamorarsi ed amarsi non s’insegnava un bel nulla, o si insegna neppure oggi.
Non si può insegnare cosa sia l’amore e perché ci si innamora! E chi l’ha detto? Ci sono due strade. Una storica: la storia dei sentimenti che uniscono tra loro gli umani attraverso le migliaia di esempi che affollano la letteratura,   la musica e l’arte di tutti i tempi. Con  le più approfondite analisi psicologiche possibili, ivi comprese quelle dell’evoluzione dei costumi, da Sherazade a Romeo e Giulietta o a Julie e Jim. Abituare a capire cosa accade alla nostra pelle, anche solo statisticamente, quando la visione di una lei o di un lui, ce la fa accapponare! Abituare lo scolaro a distinguere il bello dal bello oppure il brutto dal brutto, anche perché non c’è quasi mai niente che sia completamente o l’uno o l’altro ed abituarlo a capire l’amare o l’innamorarsi. Molti direbbero che in questa erudizione se ne perderebbe il contenuto emozionale e sentimentale. Secondo me se ne rafforzano i valori fondanti a scapito di librerie di piagnistei. Non solo quelli del giovane Werther ma anche quelli del vecchio Faust.

L’altro aspetto dell’amare è il “cosiddetto” sesso. La moda di oggi:  fare sesso significa   dirsi cresciuti,  affermare la propria personalità a se stesso od al partner, liberarsi da una stupida costrizione che pretende, o pretendeva, solo la fanciulla vergine, calmare la propria fame, magari con una orrida violenza. Ecco, fare sesso così è come nutrirsi senza sapere cosa si mangia, senza gustare il cibo, dissetarsi alla qualunque e non con dell’ acqua pura o del buon vino! La conoscenza dei corpi, dei loro bisogni, delle loro reazioni, del perché la femmina è così e il maschio cosà, dovrebbe indicarci oltre alla consapevolezza e la conoscenza di noi stessi anche, e non ultimo risultato, il rispetto del corpo altrui e del proprio L’utilizzo e lo sfruttamento intelligente e consapevole dei corpi per il piacere che questi danno, e non solo l’uso per perpetuare la specie. Analizzare a fondo le reazioni che sia possibile generare e non quelle impossibili, descritte da autori che spesso non sanno di cosa parlano; sapere come si da il piacere e cosa se ne riceve, da questo strumento che abbiamo a disposizione, il nostro corpo,  e non solo a vent’anni ma anche ad ottanta! La progressione dell’amare e come l’amare vada gustato in tutte le età dell’umano: se nei primi anni puoi fare indigestioni con mangiate pazzesche così, come ad ottanta anni, un buon e saporito toast ti può togliere  la “fame”!  L’uomo, l’uomo e la donna, vanno istruiti e coltivati scientificamente ad essere tali, perché solo la conoscenza rende consapevolmente, e non ingannevolmente, felici!  Certo esistono da sempre correnti di pensiero che ti impongono sacrifici terreni in nome di curiose felicità eterne; ma questo è lo scotto che l’umano si trova costretto a pagare, a se stesso, come fosse la scalino di una lunga scala in cima alla quale già molti, i più, intravedono la realtà del de rerum natura. Anche se, da diverse migliaia di anni, in cima alla scala, è già arrivata una felice moltitudine di uomini e donne.