mercoledì 16 aprile 2014

La guerra delle ciabatte

Resto esterrefatto. Così resta qualcuno che, per caso, si affacci alla finestra di una  “cameretta” e dia un’ occhiata sull’universo. Anzi, già che c’è e soprattutto se non c’è nebbia, la dia sull’ipotesi dei molti universi. Cioè guardi oltre la tendina della sua finestra sulla realtà in cui si muove la sua “cameretta”! Naturalmente oltre a guardare riesca anche a pensare e, pensando, valutare il caos inutile e incomprensibile che ha alle spalle.
Avuta questa visione, senza perdersi d’animo di fronte ad una così infinitamente immensa realtà, questo signor qualcuno cerchi un'altra piccola finestrina, ne scosti la tendina, di destra o di sinistra, non fa differenza e si affacci dentro se stesso. Potremmo suggerirgli cosa vedere, e guardarlo attraverso la visione del girovagare della sua cameretta al di fuori della prima finestra su cui si è affacciato. Andiamo per fotogrammi: la sua ciabatta sinistra contesta alla ciabatta destra la posizione dal lei giudicata inappropriata e alleandosi con la vestaglia a pois, appesa all’attaccapanni, dichiara guerra. Scoppia una guerra fratricida tra ciabatte con l’intervento della vestaglia che in realtà si muove per favorire uno scendiletto, il cui vero obbiettivo è vago ma determinato ad affermare la sua superiorità su una piccola sdraio un po’ consumata dal tempo. Sull’altro lato della cameretta gli appare una strana figura umana intenta a tessere una tela di cui non saprà mai cosa farsene. La figura sospira di nostalgia ricordando i tempi passati, gli amori infelici, la povertà in cui vive una vita ricca di grandi soddisfazioni perché in ogni momento può infilarsi le ciabatte e zampettare per casa. Per di più ha superato la paura che gli incuteva la fine della sua vita perché vedendo che ciò accadeva ai suoi simili, e quindi doveva essere cosa naturale anche per lui. Ogni tanto questa figura si alza in piedi, fa un bel discorso a se stessa, da una occhiata distratta all’interno della finestra e pensa tutto il male possibile della sua “cameretta”, ignorando tutto quello che la circonda.
Sono e resto esterrefatto dall’idiozia mia e del mio immaginario abitatore di questa ipotetica stanzina. Non valutiamo, non crediamo, non ci interessa guardare e vedere cosa c’è oltre quella finestrina! Valutiamo, crediamo e siamo interessati solo alla nostra cameretta, alle sue ciabatte, alla vestaglia a pois, allo scendiletto, a quella strana figura nostra simile ed alle sue agitazioni.
Ci sommergiamo di problemi talmente innaturali, ci creiamo paure ed angosce e di tutti i tipi, ci configuriamo realtà in cui ci è difficile credere ma le erigiamo su fantascientifici altari solo per il gusto di farci del male. Ci configuriamo destinati a sentimenti d’amore travolgenti che ci fanno vivere solo pochi attimi della nostra intera vita.
Se, guardando oltre noi stessi, con la visione dell’universo e degli universi in cui si agita la nostra cameretta, riuscissimo a sederci sul davanzale di questa finestrina potremo gioire nell’assistere alla meravigliosa realtà in cui ci è dato di vivere. Così capiremmo che le battaglie delle ciabatte, il dibattersi nelle angosce della figuretta alle nostre spalle, non turberanno più la nostra felicità del vivere.