giovedì 24 aprile 2014

Discorso della servitù volontaria - Etienne de la Boétie

In Francia regnava quell’ Enrico II, detto il Galante, che sposò nel 1533 Caterina de’Medici. Si racconta che politicamente si facesse guidare da una sua amante, Diana di Poitiers, la quale si prese poi cura di una  figlia che Enrico ebbe da un’altra sua amante. Un bell’ambiente!
In Inghilterra nasceva in quegli anni, dal matrimonio del poco gentile (!) Enrico VIII e Anna Bolena, la futura Elisabetta I, la cosiddetta regina vergine.
A Roma, Alessandro Farnese, il 12 ottobre del 1534 fu eletto papa (Paolo III) e regnò fino al 1549. Pasquino scrisse a suo epitaffio: “in questa tomba giace un avvoltoio cupido e rapace/ Ei fu Alessandro Farnese, che mai nulla donò e tutto prese/ Fate per lui orazione, poveretto, morì d’indigestione.”
Seguì, dopo lunghe diatribe, tal Giovanni Ciocchi dal Monte nel 1550, (col nome di Giulio III) e regnò fino al 1555. Altalenò momenti riformistici a rigidità esclusive fino ad inaugurare nel 1559 il terribile Index Librorum Prohibitorum.
Anche per chi ha una infarinatura della storia dell’Europa della prima metà del 1500 si può rendere conto dell’ambiente in cui nacque e visse, per solo trentatre anni, Etienne de la Boétie. Nato nel 1530 a Sarlat, morì a Germignan in Gironda nel 1563.
Un assoluto e grande filosofo che, a solo diciotto anni, scrisse un piccolissimo libro da cui si iniziò una profonda rivoluzione culturale e politica in Europa. A solo diciotto anni! Michel de Montaigne lesse il suo manoscritto dal titolo: Discorso della servitù volontaria e ne rimase stregato! Lo definì come “il più grande pensatore del suo tempo”. Ed è proprio riferendosi al tempo in cui Etienne de la Boétie visse che se ne può percepire la grandezza del suo spirito e l’analisi profondamente vera, sia del potere sia di chi il potere lo subiva e, ad oggi, inimmaginabile, continua  a  subirlo. Suoi coetanei o quasi: Tommaso Moro, Erasmo da Rotterdam, Machiavelli. Un secolo incredibile il 1500! L’inizio di quella rivoluzione che nel corso dei secoli portò buona parte dell’umanità europea a prendere coscienza di sé, liberando i migliori pensatori dall’oppressione totalitaria dei monarchi-tiranni e dai dogmi soffocanti della Chiesa Cattolica.
Anche, come si sa, a costo della vita, come Giordano Bruno e tanti altri.
Nelle 37 pagine del Discorso della servitù volontaria nella edizione della Universale Economica Feltrinelli (gli va subito detto un bel grazie!) che  ho letto e riletto d’un fiato, scoprendo il perché un spirito libero come Montaigne  lo indicasse, nei suoi Les Essais, come un grande filosofo. Poche pagine per analizzare il perché del successo di re e di tiranni, uomini soli che governano con mano pesantissima intere masse di uomini e come questi si assoggettano al potere per la propria incapacità di resistere all’ansia della dipendenza, per la paura che incute loro la libertà. Nel corso della storia già altri grandi pensatori avevano espresso questa verità, ma mai in così poche e chiare parole. Basti pensare alla grande metafora platonica della Caverna,  dove alcuni uomini liberati dalle catene mal si adattano alla libertà conquistata. Sostiene De La Boètie che gli uomini amano le proprie catene considerandole come simbolo della propria libertà. Vedono nella propria dipendenza da un re o da un dittatore l’unica possibilità di essere liberi! Per eccesso si potrebbe pensare all’aforisma popolare che recita come il lavoro nobiliti! Gli esempi che sviluppano questa sua tesi, Etienne De La Boétie, li prende dal mondo antico e dal mondo della Roma imperiale con analisi che sfatano i luoghi comuni di cui è infarcito il nostro modo di raccontare la storia. Non dando a Cesare quel che è di Cesare ma restituendo a Bruto quel che è di Bruto!
“Impariamo dunque una buona volta, impariamo a far bene. Alziamo gli occhi al cielo, per il nostro onore o per amore della virtù, o per parlare con cognizione di causa …”
Parlare con cognizione di causa! Questa la raccomandazione, l’invito finale che Etienne De La Boétie, scrive più o meno diciottenne, nel 1548!
E, noi?! Noi abbiamo, da una settantina dì anni a questa parte, resuscitato in tutto il mondo, dopo la sua nascita in Atene ed un sonno di 2400 anni circa, un “giocattolo” chiamato “democrazia”. Così come fanno i bambini con i loro giocattoli, ci divertiamo a spaccarlo, per vedere cosa c’è dentro, e poi a riattaccarlo per vedere se funziona!