martedì 23 giugno 2015

Un bel paese

al mio paese ci fu una bella ragazzina che fin dall'inizio della sua adolescenza dichiarò, a più uomini possibili, il suo destino. Inutile raccontare il durante. Verso la fine della vita si ritrovò vedova ricchissima, ricevuta da quasi tutte le meglio famiglie, visto che nei caffè alla moda, l'uomo più potente del luogo, beveva champagne nelle sue scarpe dorate. Credo che quando la morte la colse accadde in assoluta grazia di Dio. Nella sua lunga vita non aveva tanto fatto del bene, quanto aveva fatto felici una notevole pletora di uomini, traendone con intelligenza il meglio possibile! Molte sono le fanciulle che consce del loro tesoro, come fosse autentico trono, vi stanno regalmente sedute. Di un altra bellissima, sempre conscia di se stessa, abituatasi ad esibirsi su piccoli schermi per grandi masse, sosteneva che la sua audience si allargava proporzionalmente all'allargarsi delle sue cosce. L'oggi, la vede elegante signora, educata e ricomposta compagna di un qualsiasi potente. Questo per le femminucce. I maschietti invece sono diversi! Potrebbero anche aver ucciso uno e più di un uomo. Averlo fatto per coglioneria, per cattiveria, per vendetta, per il semplice fatto che la propria vita e soprattutto quella degli altri, per loro, non conta niente.
Come sappiamo il tempo passa. Una ragazzina birbante potrebbe essere chiamata a dirigere un pezzo di qualsiasi governo che sovraintenda all'educazione delle fanciulle. Un birbaccione, dopo aver scontato la pena, esser chiamato a organizzare luoghi di pena.
E chi meglio di loro?

Dov'è la morale o l'eticità di questo racconto? Non c'è! E' scappata a gambe levate in un altra galassia.