venerdì 12 dicembre 2014

15° edizione del Concorso di Narrativa Montecatini Terme

Catin del Monte, forse, domani
La velocità fotonica era al massimo, così il suo rilassamento: un brano di musica, cupo e profondo, eseguito con un violoncello a spalla, lo attendeva nella sua cabina. Le palpebre già sonnolente. La visita al 14° pianeta della terza galassia era stata molto soddisfacente. Le colonie umane si erano perfettamente amalgamate con la vegeto-umanità locale, con qualche piccola eccezione. Proprio per questa lo avevano sbattuto fin lassù. Quando si tratta di sentimenti nascono sempre delle difficoltà: in effetti nessuno di noi avrebbe mai potuto prevedere un innamoramento tra un nostro consulente, un umano, ed un salice. Anzi una salice: in realtà non si trattava di quello che comunemente nella bio-natura del pianeta Terra viene definito salice, dove ne fioriscono una trentina di specie, più o meno tutte uguali. Questa assomigliava singolarmente al tipo “excelsior”. Cosa che, per altro, gli ricordava qualcosa di familiare relativamente al paese di origine dei suoi antichissimi avi. Aveva condiviso l’opinione di quasi tutti: questa curiosa pianta aveva un qualcosa di femminile nel tronco … e poi, nella relazione con cui il graduato di 3°generazione, l’umano in questione, raccontava del suo innamoramento, si leggeva che, quando veniva sollevato dai rami pendenti della sua salice, provava un piacere erotico incredibile e, tra l’altro, non aveva più sofferto di raffreddori e anche il suo intestino aveva ripreso a funzionare egregiamente! Ora, da qui ad arrivare ad un contratto di convivenza, come richiedevano sia l’umano sia la salice excelsior, il passo era decisamente lungo, ma senza ostacoli insormontabili; naturalmente bisognava considerare come a furia di provare piaceri erotico sentimentali di tutti i tipi, la salice non restasse in stato interessante! Gli venne un sospetto a questa prospettiva e se, incinto, fosse rimasto il nostro terrestre?! Vai a sapere! Chi vivrà … un iniziale sorriso gli si spense sulle labbra al pensiero di come poi sarebbe toccato a lui sbrigliare la matassa! Attese un nano-secondo l’apertura della sua cabina; entrandovi pensò che di questi barconi spaziali, oramai superati dai moderni draghi a superlux, quello che era rimasto di bello, erano le cabine per gli ufficiali: ampie, comode e con larghi ed accoglienti letti a due piazze, con bagni da Grand Hotel. Una volta, i suoi antichi colleghi, viaggiavano dentro dei congelatori per evitare di invecchiare troppo, data la durata ultra decennale dei viaggi. Aveva letto il diario di uno di loro. Doveva essere uno strano personaggio se nella sua relazione, al ritorno sul pianeta Terra, dopo un viaggio durato oltre cinquant’anni, l’unica cosa che lamentò fu quella di aver provato un gran freddo! Neppure una parola sul fatto di aver ritrovato suo figlio che, lasciato all’asilo, nel frattempo, era diventato nonno! Altri tempi! Si distese sul lettone ed al pensiero che gli sarebbe piaciuto vedere un vecchio film, gli si illuminò il soffitto della cabina, questo, come il resto, era collegato al suo sistema neuronale, da dove una suadente vocina gli propose la visione di un film non vecchio ma addirittura antico, dal titolo “Avatar”. Roba di un paio di millenni prima! Ne avevano una volta di fantasia, pensò! Andare a scovare questo nome addirittura dall’antico, antichissimo, sanscrito! Nell’accettare la proposta, anche se conosceva a memoria tutta quella storia, allertò la consolle per essere svegliato entro una dozzina di ore terrestri. Aveva una sorta di nostalgia per un passato assolutamente remoto … più che nostalgia, infatti non gli sarebbe mai venuto in mente di provare a “ soffrire per il desiderio di un ritornare” e quindi andare verso un qualcosa che ovviamente non aveva mai potuto, o quasi, aver vissuto! Certamente ne aveva di ricordi, della vita dei suoi antichissimi avi, come fossero una impronta nel suo dna, tanto è vero che la sua consolle era programmata per dargli, insieme alla data del giorno in cui viveva, pur con le mutazioni dovute alla velocità fotonica, anche una curiosa datazione: 29 marzo 2013! Roba di tante tantissime centinaia di anni prima! Non che ci fosse bisogno di ordinare di essere svegliato … Per di più, dopo pochi minuti, ronfava tranquillamente! Il suo problema, se di problema si vuol parlare, era come, in quasi tutte le ore terrestri che dedicava al riposo era “visitato” da un unico e ricorrente sogno. Si trovava in un bosco pieno di bellissimi pini, colline piene di verde e sempre … da quel posto, veniva con violenza rapito … Tentò anche quella volta di resistere al rapimento … In realtà la cosa che più lo turbava era che per parlare dei suoi sogni bisognava ogni volta che fosse sveglio! E lo svegliarsi equivaleva all’oblio! In realtà avevano inventato una macchina, un registratore di sogni, che avrebbe dovuto permetterti di rivedere su uno schermo il sogno appena sognato. Ma si diceva non funzionasse: se il sogno era limpido e bello, tipo un quadro di Raffaello, la sua registrazione proiettava immagini così confuse che sembrava un quadro di Mirò. Per la gente normale era la stessa cosa, non capivano ne l’uno ne l’altro: solo l’applauso era garantito! Calderon de la Barca l’aveva scritto con ragione: i sogni, sogno sono! Quando la sua splendida assistente, l’unica che avesse il permesso di entrare nella sua cabina senza annunciarsi, lo scosse leggermente. Era desiderato nell’ufficio dell’ammiraglio. Dette un’occhiata alla consolle, aveva dormito pochissimo, il soffitto era spento e la giovane, vicina al suo letto, era bellissima! Sospirò. Peccato che Ph14 non fosse umana! Cioè, in parte lo era, compresa quella parte a cui, in quel momento, gli sarebbe piaciuto sia fare una carezza che una visitina, ma come avrebbero detto i suoi antichi avi, e come ben sapeva, la fanciulla era in “similpelle”! E poi, non si sa per quale strano capriccio, questo modello era stato stampato con un leggero disegno da coccodrillo! Sempre meglio di una salice excelsior, pensò tra se! Inoltre l’ammiragliato imponeva, a quelle strane creature adibite, anzi a completa e totale disposizione degli ufficiali, imponeva abiti con gonne cortissime, su gambe scultoree. Si supponeva che tale abbigliamento servisse per ricordare, ai responsabili maschi dei vari servizi delle astronavi, di essere uomini e di non perderne l’esercizio durante i lunghi trasferimenti. Si vestì con cura, in fondo un colloquio con l’ammiraglio per uno come lui, non captava in tutti i viaggi. Dopo che, dalla sua Ph14, fu massaggiato dolcemente sotto la doccia ad aria liquida, fu anche, dal momento che lei aveva passato una mezza era al servizio dell’ammiraglio, consigliato a cospargersi il corpo con una profumazione di particolare intensità, al Vetiver di muschio blu! In fondo l’ammiraglio era una umana, di quelle vere. Decise di andare a questo colloquio facendo quattro passi nei corridoi anziché salire sul solito disintegratore rotante. Curiosamente questo aggeggio gli dava un gran prurito! Salutò molti suoi colleghi, ammirò molte Ph che veloci e gentili correvano qua e là. L’equipaggio umano femminile era, purtroppo, ridotto al minimo a causa di un vertiginoso calo demografico che aveva destato grande preoccupazione. Così dopo un oretta di camminamenti, scale e passaggi aperti su meravigliose galassie luminose, orti botanici che riproducevano fiori e faune di una miriade di pianeti, arrivò davanti agli appartamenti dell’ammiragliato. Bellissimo, la sua prima impressione! i Non ricordava di esserci mai stato. E non poté non stupirsi, osservando la struttura di questi locali che erano stati costruiti, come diceva una targa esplicativa, minuziosamente in ogni particolare, riproducendo la residenza cinquecentesca del doge Giovanni Mocenigo di Venezia. Scelta perché si diceva che questo antico capo popolo fosse stato, nel 1480 dell’era cattolica, “homo dolce et onesto”. Così che sembra non avesse mai voluto particolari sfarzi nella sua residenza, tranne statue ed altri orpelli in pietra un po’ da per tutto! Inserì il suo bottone d’identità nell’apposita feritoia dalla quale uscì un suono melodioso che annunciò l’arrivo dell’addetta al ricevimento. Si trattava di un ufficiale di grado superiore al suo, così mise istantaneamente la mano sul cuore in segno di ossequio; fu uno smagliante sorriso di questa splendida creatura umana e femminile, con divisa da Capitano di vascello, ad accoglierlo. Per tutti i motori fotonici, esclamò dentro di se, questa si che è una femmina bellissima! L’ufficiale superiore si fermò di colpo e con un amabile e sorprendente dolcezza lo apostrofò chiamandolo per grado, nome e cognome:
Tenente O’missam O’nirbalacs, le ricordo che non è consentito emettere onde cerebrali di tale impertinenza!” Dopo questo rimbrotto l’ufficiale superiore lo affidò graziosamente ad un'altra incantevole giovane-in-similpelle che lo introdusse nelle studiolo privato dell’ammiraglio. Studiolo, pensò!! In tanti decenni di navigazione era la prima volta che vi entrava. Ne aveva sentito parlare, ma non si sarebbe mai aspettato di trovarsi in un boudoir degno della più incredibile donna di piacere! Fu un attimo: gli specchi, i tendaggi, i divani rosa pallido, quella strana aria un po’ frou frou, tutto si dissolse in una nebbiolina profumata ed apparvero monitor di tutti i tipi, lampeggianti ed illuminati che davano la completa visione dell’astronave in ogni più piccolo particolare, sia all’interno che all’ esterno e, incredibilmente, per 6,36 parsec. Solo l’ammiraglio restò com’era, in babbucce sormontate da un pompom rosa, una vestaglia lunga e fluttuante, leggermente trasparente, sotto vi si intravedeva una guepiere color carne … teneva stretto in mano una sorta di scettro pieno di lucine e tasti lampeggianti, dal quale avrebbe potuto scatenare, solo a voce, senza neppure muovere un dito, guerre intergalattiche. La signora ammiraglio, una donna un tempo bellissima, alta, con un corpo ancora interessante, nonostante i suoi cento settanta anni: di lei si diceva avesse adottato quel principio che sostiene come sia meglio essere vecchi meno a lungo che esser vecchi prima. Lo accolse con un freddo e formale sorriso. Dopo aver espresso il più deferente dei saluti fu invitato a sedersi su un panchetto scomodissimo. L’argomento, fulminante, in tre parole: trovare un posto sul pianeta Terra in grado di garantire una tranquilla vacanza ai trentaseimila membri del suo equipaggio. Punto e basta. Gli fu data una nano-settimana di spazio-tempo per scegliere questa località e proporla, dopo di che avrebbe avuto altre istruzioni in merito. Grazie. E si ritrovò un attimo dopo nello stesso luminoso corridoio da cui era transitato mezz’ora prima, vicino ad un laghetto pieno di piccole oche dalle penne a quadretti bianche e rosse. Non aveva aperto bocca. Non aveva potuto chiedere niente! Tornò con una punta di amarezza nella sua cabina meravigliandosi di trovare sul più grande dei suoi monitor una quantità incredibile di dati personali di ognuno dei membri dell’equipaggio. Trentaseimila umani da accontentare! Gli tornarono in mente i suoi studi classici: secondo Marco Tullio Varrone, amato e criticato da Agostino di Ippona, erano proprio trentaseimila gli dei che popolavano tutti gli Olimpo del mediterraneo! Niente in confronto agli oltre trenta milioni di divinità dell’ antico induismo, salvo che, dai saggi dell’epoca, ognuna di queste era interpretata come uno scalino di quella conoscenza che avrebbe dovuto portare l’uomo ad individuare la unicità del Creatore … di cui, il nostro tenente aveva cercato, inutilmente, tracce dell’esistenza in lungo ed in largo in giro per le galassie. Aspetti poetici di epoche di strane domande senza risposte scientifiche!
Nel suo studio, accanto alla sua Ph14, altre dieci bellissime Ph, tutte pronte ad aiutarlo per una selezione in cui erano previsti tutti gli indici possibili. Sesso, età, stato civile, grado, preferenze, attitudini, passioni più o meno segrete, hobbi’s e gusti per l’abbigliamento e la nutrizione, scarsissime le preferenze culturali. Nient’altro? Pensò a bassa voce, dentro di se. Scorse, leggendone rapidamente, in percentuale, i vari indici. La richiesta più vaga, ed in sintesi minore, era rivolta in genere alla cultura … sempre che con questo termine fosse possibile indicare un qualcosa di preciso. Tuttavia questa era già una indicazione, anche se di non facile suggerimento: infatti, era difficile trovare tra i vari posti - bellissimi - su questo pianeta, la Terra, luoghi in cui la cosiddetta cultura non facesse parte del dna della popolazione. Quindi era quasi improbabile trovarne, perché ovunque e poi non solo sulla Terra, da centinaia di secoli, si era capita l’importanza della creatività culturale, come unica via alla conoscenza di se stessi e dei territori. D’altro canto, oggi, 29 marzo dell’anno 4013 dell’era fotonica, non era proprio facile trovare un posto che potesse soddisfare i gusti di ben trentaseimila umani, di cui il meno istruito aveva due lauree, una di tipo tecnico spaziale ed una matematico- umano-galattico, compresi coloro che erano addetti ai lavori più semplici! A questo c’era da aggiungere, e qui gli venne da sorridere, che questa era tutta gente abituata a … viaggiare ed a vederne e goderne di tutti i tipi! Vero che tra loro c’erano anche degli anziani, ma molti erano nel fiore degli anni, sui coetanei, intorno ai centovent’anni. Un bel problema! Passò diverse ore, contornato dalla sue bellissime Ph, a sfogliare interi siti di promozione turistica, ripassando più volte tutti i continenti, le isole, i più famosi luoghi di vacanze del pianeta Terra. Ovunque c’erano festival, spettacoli di balletti, gare di teatranti e di poeti … ovunque! Non parliamo poi di musica, non era facile trovare un posto dove ancora non avessero capito la forza attrattiva della cosiddetta cultura musicale. Perché poi il pianeta Terra? Oramai lo conoscevano un po’ tutti. Tutti erano stati da per tutto! Ogni luogo era così ben reclamizzato che anche se non ci fossero stati fisicamente ne avevano visto e goduto immagini fino alla noia. Questa parola, noia, gli dette un suggerimento. Ordinò che la ricerca fosse orientata verso luoghi già molto anticamente obsoleti, con la speranza che ne fosse rimasto qualcuno talmente fermo nel suo tempo da costituire una novità … proporre un tuffo nel passato, ma in un passato talmente remoto che non potesse venire in mente a nessuno di andare a passarci un’ora di vacanza!
Ora – disse- innervosito alle sue Ph - sono passati quattro micro-giorni di spazio tempo ed analizzando luoghi alla velocità prossima a quella della luce, non vi è riuscito di trovare il nome di un posto così impervio da poter essere preso in esame?!!”
Minacciò di disattivarle. Non era facile per le Ph piangere, ma la delusione del tenente era tale che ne ebbero timore. Abituate a simulare piacere si confusero, poverine, a questa nuova sensazione! L’ufficiale avvertì il loro innocente disagio e per tirarle su di morale e rallegrarle promise che le avrebbe invitate tutte a casa sua, una volta eventualmente arrivati sulla Terra. A casa sua?! Fu come se l’avesse colpito un fulmine!! Casa sua! Quanti nano – secoli era che non ci metteva più piede?! Gli era quasi tornata in mente poco prima, perché era toccato a lui organizzare la faccenda del colono innamorato di una salice di tipo excelsior?! E questo “ excelsior” non gli aveva rievocato un qualcosa che apparteneva al suo più lontano passato … suo? Per modo di dire! Essendo un cultore di storie di famiglia, ricordava, della sua, qualcosa che gli appariva confusamente nella memoria: excelsior? Eccolo là! Era un palazzo dove si organizzavano strani incontri tra gli abitanti … no, non solo, ma soprattutto tra gli uomini e l’acqua. L’acqua? Una delle Ph gli venne in aiuto: forse l’aveva trovato, le era parso di aver letto che esistevano acque miracolose che aiutavano a bloccare il passare del tempo; ma non ci aveva fatto caso! Com’era oggi quel palazzo, c’erano state delle trasformazioni, qualcosa di assolutamente rilevante? Ricostruzioni, cambiamenti o quant’altro! No, il palazzo era sempre lo stesso, un bell’esempio di architettura … del tipo … “belle epoque”, roba di oltre due millenni fa; le acque miracolosamente salutari, servivano anche per digerire gli alimenti. Aspettate! Mi segnalano … vi andava, in questo posto, un grande personaggio, un musicista … che si chiamava … si chiamava …. Eccolo, qua! Si chiamava Viale, di nome e Verdi di cognome! Ma, millenni addietro! Non vorrai mica che lo ricordino ancora? Intervenne un’altra Ph: sembra che di personaggi importanti ci sia andato solo questo Viale Verdi. Non ricordano che lui. Da controllare il nome, cortesemente, Viale non è nome umano!! Se, quello che sembra essere questo posto, fosse vero, potremo andarci anche noi, nonostante non si sia del tutto umane, ci farebbe un gran bene … Forse anche i nostri più famosi “ phmeccanodoctor” non conoscono l’esistenza di questo posto! Al che Ph7 lanciò una curiosa esclamazione. Avevo visto in tenretni, un antichissimo sistema di archivio dati geografici, da cui emergeva l’ esistenza di una specie di stivale in mezzo al mare,
Tutto verde e blu: bellissimo!” - aveva esclamato.
O’nirbalacs si avvicinò al grande monitor e riconobbe subito di che stivale si trattava! L’area geografica da cui provenivano i suoi avi, e si chiamava … si chiamava … “ Ausonia! Ecco! Macchè, Ausonia!! Il suo nome, aspettate, care Ph, veniva dal nome di un animale che vi era allevato e si chiamava, se la memoria non mi tradisce, viteliu, ed proprio per ciò che questa terra ebbe un primo monarca, insomma un grande capo, che si chiamava Italo!
Bimbe – esclamò entusiasta il tenente O’missam O’nirbalacs - quello stivale, ne sono sicuro è l’Italia! Ora, tornate su tenretni, andate indietro di diverse ere e digitate le due parole “ acqua ed excelsior”, vediamo che ne esce!”
Restarono ammutoliti! Una immagine che risaliva talmente dalla notte dei tempi da non sembrare attuale. Eppure non erano ruderi o rovine di un antica città … digitarono antiquagooglemaps ed un splendido paesaggio si animò sotto i loro occhi! Ma, mai possibile - si chiesero subito - che nessuno conosca questo posto meraviglioso! Che nessuno ne parli … cercate meglio, forse è disabitato, non c’è né popolazione, né governo … solo questi incredibili giardini! Attivate l’atmosferometro! Ma … sentite che aria pulita! Facciamoci un giro di ricognizione con il telehubble … a che distanza siamo? Ph5 si attivò immediatamente e dopo un attimo comunicò che si trovavano a circa un parsec dal pianeta Terra. Il tenente O’nirbalacs si avvicinò a Ph5 e le disse sibilando di non farlo più! Che voleva dire con “circa un parsec”? Sapeva o no, quel genio di Ph5, cosa voleva dire “circa”? Poi pensò che queste ragazze così simili agli umani ne stavano acquisendo tutta la superficialità! 3.26 anni luce non sono una gran distanza, ma definirla con un circa … Ph5 arrossì di vergogna … la sua similpelle aveva reazioni molto curiose! Con un fil di voce chiese se poteva dire ancora due parole. O’nirbalacs la guardò sorridendo, e l’autorizzò a parlare.
Se atterriamo nel deserto del Sael tra sei giorni terrestri, se non ci sono tempeste solari di disturbo, traslare l’equipaggio su questa località lo si può fare in 18 nano secondi e tre decimi” Aveva imparato la lezione! “Verificate ancora meglio questa località, scoprite il suo nome e vedete che giorno è, oggi, da loro; analizzate la possibilità di ospitare tutto l’equipaggio dell’astronave, a seconda delle singole responsabilità e … guardate se potete trovare delle notizie sulle possibilità di svago, di divertimenti e quant’altro. Attente però, se fosse un posto dove vi si desse troppa importanza alla cultura con teatri, concerti, balletti e, peggio, concorsi letterari … ditemelo subito che cerchiamo qualcos’altro!
Il tenente O’missam O’mirbalacs si sdraiò sul suo grandissimo letto, sorridendo sotto i baffi. Avrebbe mai rivisto lo splendido paese dei suoi avi? Rivisto! Lui non ci aveva quasi mai vissuto, forse da piccolo, ma roba di cento dieci anni fa! Un leggero bussare alla porta … entrate! Come un nugolo di ballerine le sue Ph sfilarono davanti ai suoi occhi. Ed ecco le loro scoperte, fatte intervistando nel loro sonno, gli abitanti.

Ph1: il posto ha una prestigiosa storia antica …. di questa storia gli abitanti non ne sanno quasi niente. E’ un territorio tra i più belli, sulla Terra.
Ph2: Lo chiamano Catin del Monte, al centro di una valle che prende il nome dalle nuvole, o forse peggio, dalla nebbia. Sembra che il suo nome nasca da una storica battaglia tra due eserciti. Il capo di uno di loro, sconfitto, se ne andò a morire su un delizioso colle che sovrasta la città. Costui si chiamava Catilina, da cui Catin del Monte. Mi si dice che un tal Leopoldino di Toscana, bonificasse, parecchio tempo dopo questa guerra, il territorio e già da allora, come da tanti millenni prima, c’erano delle fonti di acque miracolose, del cui valore pochi, oggi, ne sanno, ma che lui, questo Leopoldino, ne avesse subito capito il fantastico valore.
Ph3: Non se ne capisce il perché, ma ancora oggi esiste una grande attrezzatura per l’ospitalità, la chiamano “alberghi” e che potrebbe facilmente accogliere tutto l’equipaggio, anche perché è in gran parte inutilizzata … magari andrebbe rinfrescata.
PH4: Il paese potrebbe vivere sulla ricchezza dei pozzi del suo territorio, ma sembra che gli abitanti locali o non ci credano o se ne siano dimenticati, o pensano, dicono le cronache, che meglio sarebbe farne, di tutto il paese, un luna park … chiedo scusa, ma non so cosa sia un luna park! Intanto, forse per cominciare, hanno piazzato una giostra nella piazza principale, che già di per se, senza la vecchia chiesa, così mi hanno detto, non è più bella come prima. Così mi dicono!
Ph5: Contraddico! Ecco il risultato della mia indagine: molti di loro sono coscienti della loro ricchezza, ma per farla tornare su dai pozzi, bisognerebbe che questi fossero conosciuti in tutto il mondo per i loro grandi benefici curativi. E loro, gli abitanti, o ne sono gelosissimi, oppure non hanno la più pallida idea su come fare, o far fare. Aspettate! C’è una … una … come si chiamano? Ah! Si, una fotografia, anzi due! La prima ritrae un uomo e una donna che fanno un pediluvio seduti su delle sedie dentro una bellissima vasca azzurra, e l’altra ritrae una giovane femmina umana che mostra il sedere, stando in piedi su due ruote in un giardino! Che avranno voluto dire?! Non credo volessero comunicare qualcosa circa i benefici dei pozzi!!
Ph6: Ho interpellato un anziano, che credo sia un doctor, come i nostri phmeccanodoctors, sembra che queste acque rallentino il passare del tempo ringiovanendo le funzioni pietrificate dei corpi umani. Sembra che, chi dovrebbe occuparsene, abbia perso la strada per informarne l’umanità. Non solo ma, interrogato, questo vecchio doctor, durante il sonno, raccontava che nelle scuole di medicina non insegnano più, ai futuri doctor, i benefici delle acque dei pozzi. Vi riporto la sua denuncia, ma non so dirvi cosa si voglia significare con la parola “medicina”.
Ph7: C’è da stare tranquilli, non ci sono attività cosiddette culturali di non nessun tipo, anzi sembra che tutto si congelasse secoli fa, quando ad una particolare proposta, forse di creatività culturale, un membro del governo si dichiarasse stufo di tali iniziative e proponesse d’invitare una famosa donnetta che faceva buffo e penosissimo spettacolo di una sua farfalla! C’è solo, a proposito, un qualcosa che riguarda la bellezza delle donne, una cosa così vecchia che sembra fosse già obsoleta quando nacque e già da allora non interessasse a nessuno. Scusate! Un particolare: questa cosa non veniva realizzata senza grandi costi, che sembra nel tempo non rendessero niente. C’è da segnalare che c’erano e ci sono anche tante ipocrisie, invidie e cattiverie, in giro!
Ph8.: Ho letto la cronaca di ieri su un monitor che si chiama “thenation”: sembra che il governo locale discutesse, nell’ultima riunione, su come eliminare la linea della ferrovia – non so cosa sia- questa linea divide in due il paese. Discussione troncata dall’osservazione di un vecchissimo abitante che, presente alla riunione, informò, seduta stante, il governo che il cosiddetto treno non esisteva più da diversi secoli, tra le risate generali.
Ph9: C’è comunque da stare sereni, è un posto ideale per una vacanza, tra un viaggio intergalattico e l’altro! Ho scoperto infatti che anche quando viene fatto qualcosa di bellissimo, ad esempio un concerto con una grande orchestra, una straordinaria mostra, la realizzazione di una permanente d’arte d’interesse cittadino, gli abitanti, gelosissimi, come si diceva, non lo dicono a nessuno! Non informano né la stampa terrestre né quella del loro sistema solare. Forse sembra ignorino, per nostra fortuna, l’importanza della comunicazione.
Ph10: Signor Tenente O’nirbalacs, a noi sembra il posto più bello del mondo! L’unico guaio è che dovremo trasportare le nostre piscine perché la loro, ad oggi 29 marzo 4013 dell’era fotonica, è ancora in costruzione! In compenso ci sono colline meravigliose, paesaggi bellissimi e fantastici campi da tennis! Però non so cosa sia, il tennis!
Ph14: Di positivo c’è che questa città è stata la prima ad inventarsi, più di duemila anni fa, sembra per iniziativa di un famoso doctor di allora, una zona franca dai rumori, in certe ore del giorno e della notte, tanto che anche le rare mosche svolazzavano con il silenziatore. Va notato che alcuni secoli fa rinunciarono a tante spese superflue … tra le più famose rinunce fu quella di erigere, per esporla solo una settimana, una copia della Torre Eiffel, o di una ballerina grande come una torre, nella piazza centrale e spesero la stessa cifra per progettare un corridoio sotterraneo per far attraversare tutta la città, in largo ed in lungo, a quelle.. quelle.. come le chiamavano? Ah! Si, automobili!
Signor Tenente! Mi auguro che lei sia soddisfatto del nostro lavoro! Qui può riposare in santa pace e, tutto l’ equipaggio, ritrovare lo star bene con se stessi, noi Ph comprese!

Grazie, ragazze! Avete fatto un buon lavoro. Vi farò da guida, portandovi in giro per meravigliosi castelli! Degni anche dei trentaseimila di Marco Tullio Varrone, e di tutte le divinità della Terra! D’accordo, proporrò all’Ammiraglio una vacanza per tutto l’equipaggio in questo inalterato e splendido luogo … come avete detto che si chiama? Ah! Si! Catin del Monte … ma … e le fonti? Ci sono ancora, vero?! Gli cambierei nome per presentarlo meglio … lo chiamerò,
Montecatini Terme!