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mercoledì 1 ottobre 2014

il senso delle parole



Duro.

Quando io ero piccino si usava questa parola per indicare un  qualcuno che lo fosse di comprendonio.
Sempre in quella   epoca c’erano quelli di menta.
A volte lo diventava il pane.
Se battevo la testa da qualche parte, trovavo sempre qualcuno che mi chiedeva, sorridendo, se il muro, lo scalino o qualcosa d’altro in cui mi fossi imbattuto, era duro.
Nella  adolescenza mi divinizzava la frequenza con cui per un nonnulla mi diventava duro.
Partita di tennis femminile a Pechino. Una austriaca contro una danese … il suo rovescio è stato molto duro!
Oggi, duro, lo può essere la qualunque: un atteggiamento, una risposta, una critica, un politico, un bombardamento, una immagine, un rovescio al tennis … praticamente il termine duro sostituisce qualsiasi altro termine esplicativo. Duro lo è chiunque e la qualunque. Sarcastico, ironico, lucido, veritiero, sferzante, sicuro di sé,  tattico, ben giocato, maleducato, pungente, tagliente … oggi tutto è duro! Siamo tornati a quand’ero piccino!

Crisi

Dal latino “crisis” e poi dal greco “krinein” = separare, cambiare sia in bene che in male. Non dico mai  che sono in crisi, se sto bene, se mi sono innamorato, se ho vinto al superenalotto venti milioni di euro … lo dico quando sto male, quando è passato troppo tempo dall’ultimo innamoramento e soprattutto se non vinco mai al superenalotto. Dalla stessa radice della parola “critica”. In questo caso “krinein” si traduce con criticare, giudicare. Oramai la parola critica indica una negatività, il giudizio, quasi, mai. Parole a senso doppio sono diventate a senso unico.


Sport

Dall’inglese sport: forma aferetica dell’antico disport. In italiano si direbbe “diporto”. Per i TG Rai e non Rai, se dici sport dici “calcio”.
Nessuna notizia sul campionato mondiale di ginnastica ritmica femminile. Tranne un servizio su Raisport1, dove due ciarlieri commentatori ciaccolano del più e del meno, impedendo l’ascolto delle note al cui ritmo le ginnaste si muovono. Ragazzine che si allenano per tempi infiniti, per esibirsi con altrettanta graziosa abilità, confrontandosi tra di loro,  davanti ad un pubblico attento e ben educato. Quasi o del tutto gratuitamente. L’informazione strombazza ai quattro venti che un calciante trentottenne, multi milionario, ha tirato un pallone dentro una rete.

Stupro

Origine incerta del termine. Significato certissimo: costringere con violenza ad un atto carnale un essere umano. Ma non per tutti. Per alcuni c’è stupro e stupro. Anzi stuprino e stupretto, Se la vittima non si difende abbastanza, se la vittima non urla a squarciagola, se la vittima si è vestita come diavolo ha voluto ed ha avuto un comportamento provocatorio. Insomma se, se l’era voluta, la idiozia dello stupratore non causa una colpa grave. Anche l’idiozia di chi lo giudica non costituisce colpa grave. Chi invece l’avesse subita, si porta questa storia addosso per tutta la vita.

Arrivederci

Un saluto gentile che presuppone il piacere di un vederci di nuovo. Detto al telefono non ha il minimo senso. Per ora. Anche la voce automatica di un casello autostradale mi dice arrivederci. Gli sarò piaciuto!

Arileggermi!


domenica 6 ottobre 2013

parole cinguettate!

Poche parole ed altrettante poche idee. Una notevole quantità di cinguettii, come non fossimo più esseri umani dotati di parola, ma uccellini dalle piccole testoline, senza ali. Poche parole perché la gente ne è stanca, perché saper scrivere e soprattutto saper leggere è difficile, in un mondo in cui sembra sia stato detto tutto, scritto altrettanto e letto pochissimo o letto male. Fatto, ingannevolmente, peggio! Non più biblioteche casalinghe, non più librerie, non più lettere d'amore, non più poesie, ma soltanto dei "pio pio". Per ora si salva solo la musica! Ognuno davanti al proprio pc con la statuina del "dio web" sulla scrivania, per raccontare "urbi et orbi" i propri cinguettii.  Ci si adeguano tutti: uomini potenti di stati potenti, capi religiosi, nessuno più in grado di esprimere un concetto, una idea, ma solo un "pio pio". Ovviamente è più saggio e più veloce leggere un bigliettino dei Baci Perugina che la Divina Commedia!  Io  provo un sentimento misto: tra il sorriso e la tristezza. Sorrido pensando che le mode passano, mi rattristo pensando a quel brav'uomo di Einstein! Lui si che, con un po' più di caratteri di un cinguettio, sintetizzò l'umano genere quando disse che di due cose era certissimo, l'infinito numero degli universi e la stupidità umana!

sabato 10 agosto 2013

Un sogno d'estate!


Un sogno d'estate!

Tocca a me? Bene, allora sappiate subito che l’esito del congresso ha superato qualsiasi positiva previsione. Non si è trattato di una maggioranza, ma della totalità dei presenti; dico la totalità dei presenti ha votato per il SI. Si ad uno sciopero mondiale delle PAROLE! Nessuno aveva mai visto una organizzazione così spontanea, efficiente ed efficace, precisa, puntuale e nello stesso tempo di una grande coralità. Soprattutto considerando che era la prima volta che accadeva un evento talmente straordinario.
Va detto che era nell’aria, da molto tempo e ovunque. Perché il senso di profonda stanchezza che ci stava pervadendo non era dettato solo dalla inusitata frequenza di uso che di noi si fa da per tutto, ma dall’essere usate così vigliaccamente. Alcune di noi si erano suicidate! E tra queste: pace, lavoro, giovani, onestà, politica, responsabilità …  ed altre mille e trecento! Un suicidio di massa! Allora s’è detto basta! Ci siamo chiamate tutte e non solo noi tutte, le originali, ma ognuna di noi aveva le sue cento, mille, diecimila omologhe accanto a sé, in totale saremo state qualche decina di miliardi. E … tutte tradite? Si, tutte, chi più chi meno tutte tradite, e anche tutte pervase da un senso profondo dello scoramento, della incredulità che intorno a noi si stava generando. Per non parlare di quelle di noi usate per i soliti luoghi comuni in cui vengono solitamente affollate per esprimere concetti sempre falsificanti la realtà delle cose.
Che inganni, che mortificazioni. Tutta colpa degli umani!. (da "Un barbouilleur di papier" ,di Massimo Scalabrino-.pag.90. Edizioni Simple)
Mi sono svegliato sorridendo! Era l’ora che le PAROLE scioperassero! Convinto che fosse vero ho acceso la radio. 
NO! I soliti quaqquaraquà,!  A cui se ne era aggiunto uno che, in barba ai congiuntivi, stava paragonando la Corea del Nord alla Svizzera!

Aveva ragione Calderon de la Braca “ Anche i re sognano di essere re ed in tale inganno vivono regnando ”

martedì 18 giugno 2013

I piedi per terra

dal sito https://sphotos-a.xx.fbcdn.net/
Questa espressione, molto utilizzata da una incredibile numero di persone in questo nostro mondo, indica, io penso, una solidità di argomentazione ed una decisa fermezza di carattere, un qualcuno che pensi senza svolazzi di fantasia, si muova ed agisca con assoluta aderenza alla realtà. Siete s’accordo?! Bene: le parole, se caso mai dovessero avere un significato, vogliono dire in realtà una cosa assolutamente sbagliata! Chi le pronuncia non si rende conto che “se stesse sempre con i piedi per terra” non muoverebbe un passo! Per muoversi, ognuno di noi, ha bisogno di alzare i piedi, uno dopo l’altro, in aria. E’ più il tempo che uno tiene i piedi per aria, camminando, andando, muovendosi di quanto ne tenga per terra! Forse è per questo che siamo abituati a pensare e dire una cosa, e poi a farne un’altra. In questi giorni, un grande esempio: una delle più forti potenze del mondo, esportatrice di chewing gum, di coca cola e di democrazie, è stata sgonfiata da uno spillo tenuto in mano da un giovane di 27 anni. Ha distrutto, questo ragazzo, facendolo emergere, un sistema di spionaggio universale e assolutamente invasivo di qualsiasi mondo privato, messo in essere per garantire la sicurezza a quella grande potenza.
Un elogio a tutti quei ragazzi che venendo da quel Paese hanno sacrificato la loro vita per garantire la nostra sicurezza e libertà. Ma questo è un discorso a parte.
Gli antichi romani, che non sempre la dicevano giusta, pensavano : “si vis pacem, para bellum”. Il Mahatma Gandhi, con ragione, diceva e faceva “ Si vis pacem, para pacem”. Benjiamin Franklin, uno dei Padri del succitato  grande Paese, pare dicesse: “Un paese che sacrifica la sua libertà alla sicurezza, non è ne un Paese libero, ne un Paese sicuro”
E te, che per caso mi leggi,dove tieni i piedi?!