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martedì 12 novembre 2013

Dell'anima...

Nella mia ultima lettera, naturalmente ed al momento rimasta senza risposta, mettevo tra parentesi una ipotesi. Ed era quella, leggermente antica e miliardi di volte discussa, sull'esistenza dell’anima.
Intanto sono del parere che ogni essere vivente debba, caso mai, riflettere sulla propria, lasciando perdere l’idea di cercare di condizionare gli altri per farli aderire alle proprie scelte. Sono anche dell’idea che ogni cosa, ogni essere vivente, dall'insalata all'ippopotamo sia abilitato, dal fatto stesso che vive, a riflettere su se stesso e sulla propria anima. Se di questa riflessione noi, bipedi, non ne sappiamo niente la responsabilità è nostra che non ci occupiamo di conoscere il loro pensiero. Questo è secondo me un nostro enorme limite: l’insalata la mangiamo, le bestie, quelle che abbiamo deciso essere commestibili, le mangiamo … ma cosa pensano e perché lo pensano a noi non importa un bel niente! Detto questo, che a molti parrà oltre il limite della stupidità, ritorno a bomba! Tra l’altro molti di noi pensano che né l’ippopotamo né l’insalata siano abilitati a pensare. Da come ci comportiamo con loro credo che questo pensiero sia reciproco! Allora! Eccoci alla mia parentesi! Anima: anemos, dicevano i latini, soffio, alito, spirito …   pneuma … così la chiamavano i greci, sempre come respiro, soffio; mentre in sanscrito l’anima è atman. In questo caso c’è da fare una precisazione. Pur avendo in tutte le lingue lo stesso significato di respiro e di soffio, gli indiani, come forse già sai, sempre che tu ci sia, le attribuiscono una stretta parentela con brahaman, come fosse una essenza sostanziale, causa ultima di tutto l’universo. D’altro canto noi esseri viventi compresi  i due esempi di prima, senza respiro non si vive ed il cuore cessa di battere. E, se uno qualsiasi di noi non vive tutto il resto, per lui, è inesistente.
Ora, amico mio silenzioso ed inapparente, accade che questo bipede, reso felice nella propria vita dalla possibilità di respirare e volendo farlo anche dopo la sua morte, si sia inventato una fiaba fantastica per far si che il suo respiro, l’anima, continuasse a vivere. Addirittura disegnando possibilità che questo respiro trasmigrasse in altri esseri viventi per fornire loro, se stesso, e rendersi di questo passo eterno.
Quale migliore sceneggiatore o commediografo avrebbe potuto disegnare una scenografia di tale magnificenza, utile, tra l’altro, a rendere più accettabili le traversie e le angosce del vivere, ed allontanare la paura della morte?! Da qui la presunzione della tua presenza con tutte le conseguenze che ne sono derivate. Ammessa per una curiosa e giustificante ipotesi la tua esistenza e la tua paternità a questo disegno, mi chiedo e, sono tentato di chiederti, dove sei? Noi, cioè l’umanità, senza l’aiuto degli altri esseri viventi summenzionati, continuiamo la ricerca di te, individuando forse sempre erroneamente, il perché sublime di noi stessi. Alla fine della ricerca, se questa avrà fine, credo che non ti troveremo né così come ti abbiamo immaginato né in altro modo, a meno che te o tuo figlio non veniate a cacciare i mercanti dal tempio! Perché essi e solo essi sono gli autori della massima infelicità del genere umano.

*Per approfondire il concetto di anima, vedi “Contrappunto per un futuro remoto”. 

sabato 28 settembre 2013

Anch'io, anch'io....



voglio dire la mia! Come su cosa? Ma, sulla pubblicità, naturalmente! Sul caos scatenato da una sacrosanta osservazione del Presidente della Camera! Dicevano, una volta, si trattasse dell’anima del .commercio. Già, per me, che ho dubbi profondi sull’esistenza dell’anima, è difficile accettare che persino il commercio ne abbia una! Intanto, mi sia permesso esprimere un bel grazie al Presidente  Signora Boldrini! Non so cosa succede negli altri Paesi del mondo, vedo solo cosa succede qui. Televisamente parlando, due sono le cose più viste:  pistole e cosce/tette di belle fanciulle. Delle prime, sono per l’abolizione, delle seconde formulerei una sola espressione: avercene! Al posto giusto e nel momento giusto, per loro deliberata scelta, nei miei confronti! Invece sono usate peggio del prezzemolo. Prendiamo ad esempio, l’Assessorato alla Cultura della capitale di un Regione famosa nel mondo per la sua incredibile collezione di frutti della cultura. Una a caso: Firenze! Vi si celebrano i 700 anni di Giovanni Boccaccio. Cosa di meglio che pensare ad un gigantesco manifesto che fotografa  quattro o cinque ragazze in mutande, belline e con una di loro  che ha gli occhiali da vista. Che, come si sa, fanno tanto intellettuale anche se in mutande! L’unico che non avrebbe trovato stupida ed ignorante  questa identificazione, forse, sarebbe stato il Boccaccio, che di ragazze in mutande, per di più con gli occhiali, ne vedeva pochine! So perfettamente che i pubblicitari dicono di seguire i gusti della gente. Raramente imitano il surreale “ Chi manga la mela è …” Di cui non se ne capisce il messaggio, e nonostante ciò la Vespa della Piaggio si vende lo stesso! C’è poi chi si diverte a “ epater le bourgois”, con immagini e frasi falsamente scandalistiche, la cui cretineria è normalmente abissale. L’importante è che se ne parli! Che il prodotto sia usabile o  commestibile non importa a nessuno! C’è poi la pretesa che la pubblicità educhi ed indirizzi  i consumi.
Credo che il film s’intitolasse “ Accadde una notte”. Regia di Frank Capra, 1934, il primo ad ottenere cinque Oscar! I protagonisti, Clark Gable e Claudette Colbert. Lui fa il giornalista pubblicitario per una stazione radio. Dopo le  avventure notturne torna in ufficio. Interpella la sua segretaria, chiedendo il suo parere su uno spot radiofonico. Lei, una signora di mezza età, con le  mezze maniche nere, risponde che non ascolta mai la pubblicità ed in ogni caso non compra mai quello che viene pubblicizzato!
Che a volte, la pubblicità ridicolizzi il presente dando una immagine falsa della realtà è indiscutibile. Che poi sia l’anima del commercio, a parte che esista o no l’anima, è un’invenzione dei pubblicitari per giustificare la qualunque originalità propongano alla clientela ed a se stessi. Ciò nonostante Boccaccio resta sempre un grande!